Epistola Francisci Bocchii ad perillustrem Philippum Valorium ruinam, stragemque fractae pergamenae Florentinae testudinis deplorantis; Pisas. [Al quale uniamo:] Bocchi Francesco. Epistola seu opusculum Francisci Bocchii De restitutione sacrae testudinis Florentinae ad per illustrem Franciscum Niccolinum; Romam. BOCCHI Francesco. Fonti di storia dell'arte, Firenze, Cupola del Brunelleschi, architettura, ingegneria, Santa Maria d
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Florentiae - Florentiae, apud Michaelangelum Sermartellium B.F. - apud Michaelangelum Sermartellium B.F., 1604 - 1604, due opuscoli, in-4, cartonatura novecentesca con dorso ricoperto in carta decorata ottocentesca per il primo titolo, legatura novecentesca che riutilizza una piena pergamena antica per il secondo, pp. 7, [1] - 23, [1]. Con due belle xilografie raffiguranti la cupola di Santa Maria del Fiore sui frontespizi. Rare edizioni originali di queste due lettere del Bocchi, inviate l'una a Filippo Valori, l'altra a Francesco Niccolini e che vertono attorno al danneggiamento ed al restauro della cupola del Brunelleschi che nella notte del 27 gennaio 1600 (calendario stile Incarnazione; calendario gregoriano: 27 gennaio 1601) fu colpita da un fulmine riportando gravi danni alla lanterna in cima alla cupola. Sebbene pubblicata solo nel 1604, la lettera al Valori è datata 7 febbraio 1600, pochi giorni dopo l'evento e lo racconta in maniera particolareggiata. Si trattò del fulmine più violento che abbia mai colpito la Cupola: esso causò il distacco della palla del Verrocchio (19 quintali di peso), che a sua volta danneggiò la lanterna, i cui pezzi di marmo si rovesciarono sulle vele della cupola precipitando sulle volte della navata laterale sinistra e sulla cornice della tribuna morta di nord-ovest. Fortunatamente, nessun danno fu arrecato alle persone ma i frammenti franarono giù ed esplosero anche sui palazzi e nelle strade circostanti, tanto che alcuni furono ritrovati persino in via de' Servi. La lettera al Niccolini, edita anch'essa nel 1604, è invece più tarda, recando la data delle calende di settembre 1603, quando i lavori di restauro affidati all'architetto Gherardo Mechini, che progettò un ingegnoso sistema di ponteggi e macchine di elevazione, erano già stati completati (1° novembre 1601). Buone condizioni.
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