ACHILLIS BOCCHII BONON. SYMBOLICARUM QUAESTIONUM, DE UNIVERSO GENERE, QUAS SERIO LUDEBAT, LIBRI QUINQUE. BOCCHI Achille.
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Testo latino. Cm.20,34x14,5. Pg.(48), CCCLVII, (3). Legatura in mz.pergamena floscia con titoli manoscritti, sbiaditi, al dorso. Fogli di guardia moderni. Vecchio alone da umidità al margine superiore, abbastanza sfumato. Assai ricco apparato iconografico, costituito da 151 incisioni nel testo, realizzate da Giulio Bonasone, e in questa edizione ritoccate da Agostino Carracci, su disegni di Prospero Fontana, Parmigianino, ed altri, con a fronte relativa spiegazione. La seconda tavola riporta il ritratto dell'autore in ovale. La tavola n°36 è l'unica ad essere modificata rispetto alla prima edizione. Marca calcografica al frontespizio, con figura femminile con cornucopia e stendardo con la scritta "Libertas". Al piede il motto "Bononia docet". Seconda edizione, la princeps è del 1555, di questo importante testo, riccamente illustrato, sui simboli e gli emblemi del XVI secolo. Ne è autore l'umanista Achille Bocchi (Bologna, 1488 - 1562), fondatore nel 1546 della "Accademia Hermathena? o Accademia di Palazzo Bocchi, centro di discussioni esoteriche, cabalistiche e alchemiche del capoluogo felsineo. "Nel 1555 il Bocchi pubblicò - probabilmente prima edizione della stamperia dell'Accademia - l'opera che lo rese maggiormente noto: "Symbolicarum quaestionum de universo genere quas serio ludebat libri quinque". Si compone di centocinquantuno epigrammi illustrati da altrettanti "simboli" incisi in rame da Giulio Bonasoni e ritoccati, nella seconda edizione (1574), da Agostino Carracci. Munita di un privilegio di stampa concesso da Enrico II di Francia, l'opera è dedicata a Paolo IV. Fin dal "symbolum symbolorum" destinato al lettore è evidente l'influenza degli "Emblemata" di Andrea Alciato. Tuttavia il Bocchi raccoglie esperienze emblematiche presenti nella cultura bolognese anche indipendentemente dalla diffusione dell'opera dell'Alciato. Notevole è la presenza dei motivi petrarcheschi ed erotici alessandrini (ad esempio, Symb 6, 7, 12, 13, 75, 89); ma preponderanti sono i motivi della simbologia orientale e i motivi mistico-scritturistici: i primi derivanti dall'influenza di Filippo Fasanini, traduttore dell'"Horapollo", e dai "Hieroglyphica" di Valeriano; i secondi da una spiccata sensibilità religiosa propria del Bocchi. In una lettera del 6 giugno 1556, diretta a Giovanni Battista Pigna, il Bocchi scrive che l'opera è da considerarsi "un preludio de gl'altri simboli cabbalistici et theologici fondati sulla Sacra Scrittura" (Arch. di Stato di Modena, Letterati, busta 10). Al Pigna prometteva anche un seguito dell'opera in tre libri. Molti dei simboli del Bocchi furono riprodotti e imitati in opere analoghe del Seicento: ad esempio dall'olandese Ottavio van Veen (Otho Vaenius) e dall'inglese John Marston" (Antonio Rotondò in DBI, XI). > Cicognara, 1851, "In questa edizione il teschio di bue che si vede impresso alla pg. 11 è inciso in rame da Agostino Caracci, il quale ritoccò alcuni dei rami del Bonasoni: confrontinsi i rami delle due edizioni del simbolo medesimo in avanti, e si riconosceranno i ritocchi di Agostino. Nella prima edizione il testo citato è inciso in legno". Mortimer, I, 77. Brunet, I, 1021; Praz, 276. Adams, I, B-2195. Graesse, I, 457, Olschki, Choix, IV, 4174. Wellcome, 910. 400 gr.
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