MORTE A VENEZIA THOMAS MANN
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TRE PRIME EDIZIONI ITALIANE. "Der Tod in Venedig" viene pubblicato in italiano la prima volta nel 1930. Due traduzioni diverse escono contemporaneamente: Emma Virgili cura quella per Treves, Alessandra Scalero quella per le Edizioni del Quadrante. Quest'ultima fu stampata il 28 agosto 1930 nelle Officine grafiche della S.A.T.E. di Milano per conto delle "Edizioni del Quadrante" (che ne fece il n.2 della sua collana "Romantica"); la Casa Editrice Bietti di Milano rilevò la stessa edizione che reca la medesima dicitura di quella delle "Edizioni del Quadrante" e la medesima data del finito di stampare, 28 agosto 1930. Entrambe presentano La morte a Venezia insieme a "Fiorenza" (traduzione di B. Giachetti Sorteni), dramma che esplora un conflitto di passioni e ragioni fra Girolamo Savonarola e Lorenzo il Magnifico nella Firenze del 1492, scritto da Mann nel 1907. Nell'edizione di La morte a Venezia pubblicata sempre nel 1930, dai Fratelli Treves, l'opera di Mann apparve invece insieme a Confessioni di un cavaliere d'industria con quest'ultima opera tradotta da Paolo Milano. Nella copertina dell'edizione del "Quadrante" campeggia un disegno a colori del grafico Marcello Dudovich (uno dei padri del moderno cartellonismo pubblicitario italiano), con in primo piano la figura stilizzata di Aschenbach, protagonista di La morte a Venezia, che ha come sfondo una porzione di paesaggio del Lido. Elenco delle principali traduzioni e delle loro prime edizioni: - Emma Virgili, Milano: Treves, 1930 (pubblicato con Le confessioni di un cavaliere d'industria), riferita a quest'annuncio di vendita. - Alessandra Scalero, Milano: Edizioni del Quadrante // Edizione Bietti, 1930 (pubblicati con Fiorenza), riferite a quest'annuncio di vendita. - Emma Virgili, Milano: Garzanti, 1947 - Anita Rho, Torino: Einaudi, 1954. - Emilio Castellani, Milano: Mondadori, 1957 (pubblicato con Cane e padrone). - Bruno Maffi, Milano: Rizzoli, 1959. È opinione diffusa che il personaggio di von Aschenbach si ispiri in parte al compositore Gustav Mahler. Il film di Luchino Visconti ricavato dal racconto nel 1971 è infatti fortemente legato a questa identificazione, influenzando diverse parti originali della sceneggiatura che si sono andate a integrare sulla trama del racconto. La scena finale del film è accompagnata proprio dalla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler (Adagietto, IV movimento). Il nome di Gustav von Aschenbach, protagonista del romanzo, contiene invece allusioni a un altro artista, il celebre poeta tedesco omosessuale August von Platen-Hallermünde: August riprende l'anagramma di Gustav, mentre Ansbach, il luogo di nascita di von Platen, richiama Aschenbach. L'ispirazione a Platen è resa più esplicita dal fatto che anche il poeta tedesco, come il personaggio di Mann, morì di colera in Italia, a Siracusa, ove si era recato per turismo sessuale.
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