LIBRO DI MONS. PAOLO GIOVIO DE' PESCI ROMANI. Tradotto in Volgare da Carlo Zancaruolo. GIOVIO Paolo.
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Prima edizione. Opera dedicata dallo Zancaruolo a Carlo Piperaro. Cm.19,3x13,5. Pg.197, (1). Legatura coeva in piena pergamena semirigida, con titoli manoscritti al dorso a cinque nervi. Tagli in oro. Marca tipografica al frontespizio, con un rogo di libri su di un'ara. Nella parte superiore raffigurazione allegorica dei venti che soffiano sul fuoco, con il motto in festoni "Dant clara incendia lucem". Alcuni garbati capilettera calcografici. In fine al volume, dopo gli "Errori corretti", sono aggiunte due carte che, su quattro facciate, riportano un dettagliato indice manoscritto in buona grafia corsiva. Eccellente esemplare, con fresca impressione e ad ampi margini, impreziosito dalla presenza dell'utilissimo indice che agevola notevolmente la fruibilità del volume, che ne è originariamente privo. Prima, ed unica, traduzione italiana del "De romanis piscibus libellus" dell'erudito lariano Paolo Giovio (Como, 1483 - 1552), personaggio eclettico che fu medico, storiografo e vescovo. Discendente della famiglia nobile degli Zobii, latinizzò il proprio cognome in Giovio. Esercitò la professione medica a Pavia, Como, Milano e Roma, ove fu al servizio di Giulio II e Leone X. Passò poi sotto la protezione di Clemente VII, che nel 1528 lo nominò Vescovo di Nocera dei Pagani, e infine di Ippolito dei Medici e di Alessandro Farnese. Fu proprio durante il suo lungo soggiorno romano che Giovio, grazie ad una intensa vita sociale, ed alla frequentazione di numerosi banchetti, fu attratto dalla fauna ittica che si trovava nell'Urbe. Nacque così il presente trattato, apparso in latino nel 1524, ed alquanto anomalo nella pur variegata produzione dell'autore, in cui una cinquantina di specie di pesci e di crostacei, sia d'acqua dolce, soprattutto ovviamente del Tevere, che di mare, vengono accuratamente descritti, indicandone le caratteristiche anatomiche, i luoghi ove vengono pescati e soprattutto delineandone le caratteristiche gastronomiche. > Gamba,1432, "Bella edizione . L'Accademico della Crusca Filippo Nesti suggerì questo libro per trarne i nomi di alcuni pesci, ma Giambattista Giovio (nell'operetta di Paolo "De humano victu" da lui tradotta, ed impressa in Como, 1808). osservò che male il Zancaruolo tradusse questo libro, non sapendo, egli dice, talvolta agli antichi nomi latini de' pesci sostituire i toscani". Haym, 177-10. Westbury, 117. Cat. BING, 954. Adams, I, G-637. Ceresoli, 288. Wood, 359. Paleari Hessler, 351. 350 gr.
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