LA VITA DI SFORZA VALOROSISSIMO CAPITANO. Che fu padre del Conte Francesco Sforza Duca di Milano. Scritta per Monsignor Paolo Giovio Vescovo di Nocera, & tradotta per M. Lodovico Domenichi. GIOVIO Paolo.
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Opera dedicata da Lodovico Domenichi a Mutio Sforza, Marchese di Caravaggio. Cm.15x10,3. Carte 8 non numerate, 58, 6 non numerate. Legatura leggermente allentata in piena pelle con piatti e cornicetta in oro ai piatti. Titoli e fregi decorativi impressi in oro al dorso a quattro nervature, interessato da marcati fori di tarlo, soprattutto al primo scomparto. Marcata mancanza all'ultimo scomparto. Tagli spruzzati. Alcune vecchie annotazioni manoscritte al foglio di guardia anteriore. Al frontespizio ed al verso dell'ultima carta marca tipografica con serpente che muta la pelle, accollato a pianta di giglio fiorita, con il motto "Novus exorior". Testo in corsivo romano. Alcuni capilettera calcografici. Il volume comprende anche "Libro della guerra de Ghotti composto da M. Leonardo Aretino in lingua Latina & fatto vulgare da Lodovico Petroni cavalier Senese, nuovamente ristampato & corretto. Aggiuntovi di nuovo la tavola delle cose degne di memoria". In Venetia, appresso Gabriel Jolito de Ferrarij da Trino di Monferrato, 1542. Carte 6 non numerate, 88. Frontespizio in ricca cornice allegorica, con al piede una fenice sopra sfera alata, con il motto "Semper eadem". La fenice ed il motto sono ripetuti al colophon. Non è presente, per errore tipografico, la carta 8, ma il testo è evidentemente completo, come segnalato in ICCUNCE07678 "Omessa nella numerazione la c. 8". Versione italiana della biografia del capitano di ventura romagnolo Giacomo Attendolo (Cotignola, 28 maggio 1369 ? Pescara, 4 gennaio 1424), meglio conosciuto come Muzio, che nel 1385 venne nominato Sforza, divenendo capostipite della celebre famiglia. Nel presente testo, suddiviso in 91 capitoli, si narrano le gesta del famoso condottiero, celebrato per il suo coraggio e vigoria, che creò le condizioni per portare il figlio Francesco sul trono della Signoria di Milano, che la famiglia Sforza resse dal 1450 al 1535. Ne è autore l'erudito lariano Paolo Giovio (Como, 1483 - 1552), personaggio eclettico che fu medico, storiografo e vescovo. Discendente della famiglia nobile degli Zobii, latinizzò il proprio cognome in Giovio. Esercitò la professione medica a Pavia, Como, Milano e Roma, ove fu al servizio di Giulio II e Leone X. Passò poi sotto la protezione di Clemente VII, che nel 1528 lo nominò Vescovo di Nocera dei Pagani, e infine di Ippolito dei Medici e di Alessandro Farnese. Scrisse anche numerosi trattati storici e biografici, tra cui il presente, qui nella versione italiana dell'erudito Lodovico Domenichi (Piacenza, 1515-1564). L'originale versione latina aveva visto la luce a Roma nel 1539 per i tipi del Blado. La seconda opera è in terza edizione in volgare, dopo quella fiorentina di Filippo Giunta del 1526 e quella veneziana di Nicolò d'Aristotile del 1528. Tratta da Procopio, ne è autore l'umanista Leonardo Bruni, detto Leonardo Aretino (Arezzo, 1370-1444), una delle menti più argute del Rinascimento italiano e storico di livello assoluto, che fu Cancelliere della Repubblica fiorentina. La traduzione italiana si deve a Ludovico Petroni (Siena, 1409-1478), che fu ambasciatore della repubblica senese. "L?opera più importante di Petroni fu la volgarizzazione, completata nel maggio 1456 e dedicata a Galeazzo Sforza primogenito di Francesco duca di Milano, della Guerra de? Goti di Procopio, già tradotta dal greco in latino, nel 1441, da Leonardo Bruni. Nella dedicatoria egli esponeva gli obiettivi della traduzione ("acciò che si possi fare equiperatione delli fatti hodierni à quelli di quel tempo"), che fu anche completamento e integrazione sulla base di altre fonti (a proposito della morte di Totila); nella prefazione Petroni esaltava lo Sforza, pacificatore dei suoi tempi" (Patrizia Turrini in DBI, vol.82). > Per il testo di Giovio: Gamba, 1430. Brunet, III, 584. Graesse, III, 490. Adams, I, G-693, censisce l'edizione 1557. Bongi, II, 57 e Cat. Hoepli 704 annotano l'edizione 1558. Per il testo di Leonardo Aretino: Morgante, "Saggio di Cata
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